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Nome: Francesco Piccinelli
Studente medio di Media & Giornalismo (Scienze delle Comunicazioni) all'Università di Firenze

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giovedì, 31 maggio 2007

Futuro. Un lampo attraversa gli occhi di un bambino. Futuro, speranze e paure si mischiano. Sarà uomo. Ritrovo il futuro negli occhi di una donna che cerca suo figlio, nei gesti di un uomo che abbraccia il suo nuovo amore, nella vita che scorre oggi e che scorrerà domani nelle nostre vene. E di questo futuro non possiamo non occuparci: il passato ha lasciato la sua traccia indelebile nella nostra memoria, il presente ci abbandona, lasciandoci attimi trascorsi, si lascia vivere, donandoci emozioni. Ma il futuro è qualcosa di più. Dove saremo? Il tempo futuro penetra la nostra filosofia. Cosa saremo? Un dubbio atroce.
”History is an angel who walks back to the future”. La storia cammina all’indietro verso il futuro, lascia il conosciuto, il passato che ormai non saprebbe più dargli niente, se non memoria, e va, con passo incerto e lento, verso l’avvenire di tutti i giorni, un istante è già perso, quello dopo si perderà a breve. E noi non possiamo che attenderlo, senza conoscere cosa avverrà. Chi ci ha provato, ha sempre avuto danni enormi. Cosa accadrebbe se sapessimo il giorno della nostra morte, se non anticiparlo sempre di più morendo per la paura della morte stessa?
Il futuro è un sogno, il futuro è attesa. L’Amore non sa cosa vorrebbe da lei, da una ragazza i cui occhi ha incrociato per caso, eppure non è altro che un investimento. Ci guadagniamo la felicità, un momento non è mai bellissimo, un presente non è mai perfetto se sappiamo di un futuro infelice, un secondo successivo in cui speriamo in un ulteriore idillio porta al contrario un presente estremamente felice. Nel delirio della nostra vita, il termine ultimo è la speranza. Possiamo essere felici al presente, ma speriamo ancor più ardentemente in una felicità che scavalchi l’adesso, una felicità che sconfini nel domani, nel domani di oggi e nel futuro di domani.

postato da: LiLLyKiSS alle ore maggio 31, 2007 15:11 | link | commenti (1)
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mercoledì, 30 maggio 2007

Elesciondei 2007

Le ultime elezioni amministrative sono state vinte dal centrodestra. Non ci piove. Ma chi ha perso davvero è stata la politica. L'aver dato a questa tornata elettorale, l'averla considerata un voto sul governo significa che le amministrazioni locali non contano un cavolo e il 30% di astensione significa che un sacco di gente si è rotta di questo sistema politico. Tanto aver dato un valore politico alle elezioni di domenica quanto l'astensionismo significa che la politica italiana è alla frutta. Ancora di più, che il potere esecutivo abbia il primato su quello legislativo e quasi il monopolio dell'iniziativa legislativa e che il governo non sia in grado di sostenere una qualsiasi dialettica bidirezionale col parlamento è un altro segnale di crisi preoccupante. Inoltre, non va dimenticato il delicato capitolo dei poteri forti. Che, nella democrazia liberale contemporanea, esistono e con i quali è necessario confrontarsi. In altre parole, in Italia esiste un vero problema di governabilità apparentemente insolubile. I legislatori si illudono di risolverlo con una nuova legge elettorale ma la verità è che senza un consenso nella società civile può fare un cavolo. E, per acquistarlo, è ora che gli attuali politici si levino dalle scatole e lascino il posto a persone veramente competenti, non animali da talk show

postato da: fpmassam alle ore maggio 30, 2007 20:45 | link | commenti
categorie: pensieri, politica, riflessioni
lunedì, 28 maggio 2007

La bellezza della macchina

Ieri ero sul sito della Nasa, nella pagina riguardante gli sforzi dell'agenzia spaziale più importante al mondo per riportare l'uomo sulla Luna. Per farlo, utilizzeranno dei moduli che nell'aspetto esteriore ricorderanno quelli utilizzati alla fine degli anni '60. La cosa che più mi ha colpito, tuttavia, era la bellezza del modulo orbitante, di quella nave spaziale che, una volta sganciato il modulo lunare, sarebbe dovuta rimanere in orbita intorno al nostro satellite. La cosa che più mi ha colpito era la lucentezza delle superfici non verniciate, la straordinaria proporzionalità del modulo di comando, la capsula che sarebbe servita per il rientro, rispetto al modulo di servizio, dove erano riposti i sistemi per la sopravvivenza dellequipaggio. Ma, ancora di più, mi ha colpito lo straordinario sforzo tecnologico ed intellettuale che ha portato a tale risultato. In fondo, è qui che risiede l'estetica di un macchina. Più essa rappresenta lo sforzo verso il raggiungimento di un obbiettivo, più essa rispetta, scrive, nuovi canoni estetici. Dall'F-117 al Concorde alle navi della Coppa America, l'ingengeria si eleva, agli occhi di chi ne ha la sensibilità, ad arte. Poco importa se si tratta di mezzi che nascono per soddisfare deprecabili fini. Tuttavia, non si può  che rimanere affascinati da una macchina invisibile ai radar o in grado di trasportare persone riuscendo a farle arrivare a destinazione prima di quando siano partite. Nelle macchine c'è un'estetica. Forse, superiore a quella esistente nelle forme d'arte contemporanee. Oggetti meccanici ed elettronici riempiono interi musei eppure qualcuno si ostina a non rendersi conto di quanto l'intelletto tecnico possa essere fonte di ispirazione o mezzo per le arti. Pensamo al computer e a internet, mezzi indispensabili per chi si occupa di arte nel senso più lato del termine. Ebbene, in questi mezzi può nascere una nuova poetica e una nuova estetica con esiti semplicemente inimmaginabili. Da un amore che nasce tra i turbini di elettroni intercorrenti due PC all'annullamento di ogni confine, alla condivisione di contenuti. Sono tutti temi che, se da una parte possono essere lo specchio di una società diversa, dall'altra possono e devono ispirare numerose schiere di artisti. Le macchine sono belle perchè si reggono su rapporti di proporzione e funzionalità frutto di percorsi intellettuali e ingegneristici inaspettati e il loro funzionamento è altrettanto bello perchè è la realizzazione di una forma che si trasforma in atto. Da questo postulato può nascere un'estetica in grado di recuperare il gap linguistico che, sempre di più, si sta verificando tra artisti e pubblico. Siamo circondati da macchine e apprezzarle, anche esteticamente a prescindere dal design, ci può aiutare a guardarle con meno diffidenza.

postato da: fpmassam alle ore maggio 28, 2007 16:26 | link | commenti
categorie: pensieri, riflessioni, filosofia
sabato, 26 maggio 2007

Il grande problema del futuro

Il passato è fatto apposta per essere superato, trasformato e demolito. Il passato, spesso è inutile. Il passato è morto e sterile per definizione. Non si tratta di dimenticarlo, ma di vedere cosa ci interessa e cosa no. Il XXI secolo si sta aprendo con sfide inedite e che ci hanno trovati impreparati. Dai cambiamenti climatici al problema delle disuguaglianze sociali alla globalizzazione alla ricerca sulla struttura intima della materia allo studio delle neuroscienze ai rapporti interreligiosi, queste enormi sfide stanno ponendosi come tante sfaccettature di un enorme problema: il futuro. Rispondere a tutte le questioni qui poste significa una nuova rivoluzione dai risvolti paragonabili solo alla venuta di Cristo in Terra. Soprattutto perchè significherà il superamento di ancestrali contraddizioni tra le quali quella che l'umanità è andata sulla Luna, ma non riesce a risolvere il problema della fame nel mondo. Risolvere queste contraddizioni significa mettere in discussione tutto l'impianto ideologico che regge la civiltà occidentale ivi compreso un sistema che è legittimamente capitalistico, ma altrettanto immoralmente non distribuisce ricchezza in maniera equa. Distribuire ricchezza non significa una mera divisione dei profitti. Distribuire ricchezza significa anche produrre in modo tale da risparmiare fonti energetiche, dividendo i profitti non solo in termini di liquidità finanziaria, ma anche in termini di qualità della vita, salute delle persone e del pianeta. Questi devono essere gli obiettivi di una società civle e di una classe politica mature prive di risentimenti ideologici o interessi privati. Le sfide che la Storia ci sta obbligando ad affrontare sono troppo importanti per perdere tempo in tali amenità. Nel passato, una tale concentrazione di questioni irrisolte non si è mai verificata. Ecco perchè l'intelligenzia mondiale deve rimboccarsi le maniche e cominciare a trovare risposte serie ed adeguate a tali questioni conscia del fatto che ogni soluzione non potrà che essere figlia di una profonda dialettica e di un compromesso che non può essere al ribasso. Ma, più di ogni altra cosa, va recuperata la fiducia che l'umanità aveva in se stessa fino a qualche decennio fa. L'uomo era concepito come l'unico animale in grado di possedere una propria creatività la quale lo portava a superare i propri limiti con la convinzione che le capacità dell'intelletto umano fossero un universo infinitamente percorribile. Ebbene, questa fiducia sta venendo meno. La necessità di un nuovo slancio positivo verso il futuro, di una ventata di ottimismo si fa sempre più pressante. Non tutto va a rotoli, non tutto va lasciato andare a rotoli. Il fatto che crescano gli appassionati di storia, significa che ci sono tante persone che hanno nostalgia del passato. Il quale, per ora, non ci serve: la grande sfida del futuro, oggi, si presenta a noi come una pagina bianca che va scritta con linguaggi nuovi e inediti che vanno inventati. Va, in altre parole, recuperato quello slancio futurista verso il nuovo, verso le innovazioni tecnologiche e di fiducia nel progresso e nell'avvenire che, dopo l'esperienza della Seconda Guerra Mondiale, non deve trovare nella guerra la sua realizzazione, ma la deve cercare nella risposta alle domande che il futuro ci sta ponendo. 

postato da: fpmassam alle ore maggio 26, 2007 13:48 | link | commenti
categorie: pensieri, politica, riflessioni, storia, filosofia
giovedì, 24 maggio 2007

giochiamo assime! indovinelli nell'oscurità

un post semplice, un gioco a cui tutti posono partecipare.

le regole sono semplici:

il primo posta un indovinello e gli altri tentano di risolverlo, chi lo risolve pone un nuovo indovinello e così via discorrendo.

Comincio io:

" colui che ne ha molta, spesso non la desidera, colui che non ne ha l'agogna più d'ogni altra cosa. Essa muove gli spiriti avidi e nessuno premia come dovrebbe; quattro sono le rune del suo nome, cambiane una ed otterrai invece qualcosa che possiede il disperato assieme alla stessa parola iniziale in un'altra lingua che conosci."

a voi la parola! riuscirete a svolgere l'enigma?


postato da: Belanner alle ore maggio 24, 2007 20:22 | link | commenti (2)
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martedì, 22 maggio 2007

Italia a due velocità

Luna Rossa, la Ducati e la Ferrari vanno. Viva Dio, almeno loro sembrano avere individuato una strada  che ha portato queste espressioni dell'industria nazionale a primeggiare nelle competizioni sportive dove la tecnologia e il fattore umano servono e vengono espressi al massimo livello. Nel resto del nostro sistema produttivo le cose non vanno bene: tra ingegneri e ricercatori assunti a progetto e un sistema buocratico orribile, il sistema-paese non riesce a stare al passo con i tempi. E' sempre la stessa storia: in Italia abbiamo le teste, non tutto il resto. Il tutto il resto non lo abbiamo a causa di un sistema produttivo nato male e sviluppatosi peggio fatto di piccole imprese familiari dove la ricerca e il merito sono visti la prima come un investimento inutile il secondo come una bischerata. Questo ha fatto sì che la piccola classe imprenditoriale, quella che dopo la mattanza sociale berlusconiana si chiama "classe media", si sedesse in un bengodi fatto di evasione fiscale, privilegi feudali e delocalizzazioni facili. Tanto bene avrebbero fatto queste imprese a fallire, incapaci come sono di fare sistema, di mettersi in rete e rinnovarsi. Il capitalismo italiano non è impresentabile perchè dominato dalla finanza:  impresentabile perchè un gruppo di peracottai è diventato classe dirigente e ha disrutto un Paese che, tra anni ottanta e novanta, era un leader nel panorama industriale europeo con punte d'eccellenza, come la Fiat Ferroviaria, la SETRA e altre le cui invenzioni, andate a finire chissà come in Francia, hanno impresso un marchio indelebile sullo sviluppo tecnologico del decennio passato. Tutto questo è andato in rovina perchè, nel caso di SETRA e Fiat Ferroviaria (entrambe del Gruppo Fiat) non c'è stato nesun imprenditore italiano capace di intuire quali prospettive avessero quelle aziende comprate da Alcatel, SETRA e da Alstom, Fiat Ferroviaria. Le punte d'eccellenza ci sono, in Itailia. Ma mai come ora esse sono isolate. Ma la cosa ancor più scandalosa è che questi gioielli sono quasi tutti in mano pubblica. Gli imprenditori italiani sono capaci soltanto di chiacchiere, evidentemente. Quindi, non resta altro che goderci Luna Rossa, la Ducati e la Ferrari, illudendoci che facciano da vlano per il nostro Paese.

postato da: fpmassam alle ore maggio 22, 2007 19:12 | link | commenti
categorie: pensieri, politica, riflessioni

Alla ricerca delle radici europee

Le radici non si inventano. Semmai, si ricostruiscono. Le radici, spesso ci sono ignote e dobbiamo fare un grande sforzo per trovarle. Sono sotterranee e seguono percorsi talmente tortuosi da essere, spesso, dei nodi impossibili da sciogliere. Così, la storia d'Europa, un percorso nato chissà dove, chissà quando e che si è sviluppato in maniera sorprendentemente complicata. Chiunque voglia vedere una continuità, ad esempio, tra integrazione europea e il Sacro Romano Impero si sbaglia: in quasi un millennio di storia, camibiano tante cose. Orientamenti politici, religiosi, etici. L'Europa di mille anni fa e quella di oggi sono completamente differenti: da un continente basato su privilegi feudali, si è passati, piano piano, attraverso la risoluzione di molte questioni, quali quelle della convivenza interconfessionale, in primo luogo, e della convivenza internazionale in secondo. Attraverso queste trasformazioni, si è formato il concetto di "stato nazionale" che ha assunto sempre più importanza, mettendo in crisi e, in certi casi demolendo, quello di "magistero dela chiesa" permettendo al Continente di eliminare, progressivamente e non senza traumi, ogni elemento di tipo confessionale nella sua pratica politica: i politici, anche quelli di orientamento cattolico, agiscono in nome dello Stato, non della Chiesa. Da questo quadro si evince come le radici dell'Europa unita, sostanzialmente, non esistano: l'Europa è, da quando si è sviluppato tale concetto, sempre stata spezzettata in una miriade di stati, ognuno differente dall'altro per strutture sociali, politiche ed economiche le quali, all'occorrenza, si sarebbero dovute mobilitare per la distruzione e l l'espansione delle nazioni di appartenenza. Questo sistema di potere è quello che ha retto gli equilibri del Continente fino al 1989, al crollo del Muro di Berlino. Da allora, c'è stata una sostanziale accelerazione dell'integrazione europea con l'adozione dell'Euro e successivamente con la firma di quella "prova tecnica di Costituzione" che è l'ultimo Trattato di Roma. Questo velocissimo processo ha posto un problema: quello delle radici. L'Unione Europea nasce come un'area di libero scambio e l'unità politica era solo un sogno, un'utopia concepita come il naturale epilogo di una storia fatta di guerre e divisioni. Di qui, si evince come il dibattito sulle radici cristiane d'Europa non abbia ragione di esistere. Tale dibattito nasce da un equivoco: la Chiesa e una parte della casse dirigente tende a concepire l'Unione Europea come l'unità politica di quella che un tempo veniva definita "Res Publica Christiana". Questo equivoco è stato sopravvalutato, mettendo in secondo piano questioni più politiche, come, ad esempio, la gestione del budget. Tuttavia, l'integrazione europea non ha forti radici. Questa questione si è posta relativamente poco tempo fa: cinquant'anni nella storia d'Europa non sono nulla. Questo significa che le radici del futuro superstato europeo, punto d'arrivo della attuale situazione continentale, non avrà radici e miti fondanti tali da giustidicarlo, se non nelle divisioni e nelle semplificazioni dello sceniario europeo intercorse dal IX secolo alla fine della Guerra Fredda.

postato da: fpmassam alle ore maggio 22, 2007 14:30 | link | commenti
categorie: pensieri, politica, riflessioni
lunedì, 21 maggio 2007

vandalismo e memoria storisca, cronaca di una giornata particolare

Come da titolo, voglio parlare di due argomenti importanti che oggi ho vissuto in prima persona.

1° Arrivo a scuola e trovo il bel defender dei carabinieri di Massa Maritima davanti all'istituto vecchio dell'iTIS B.Lotti, faccio finta di nulla e cerco di salire al primo piano, ove risiede la mia aula solo per vedermi la porta chiusa a chiave davanti. argomentazione più che sufficiente per cercare informazioni. senza badare troppo alle buone maniere mi rivolgo direttamente ai militari, che tanto conosco. Mi viene risposto che durante la notte un gruppo di "VANDALI" ha forzato la porta della palestra, si è introdotto nella scuola e si è divertito a scfasciare in malo modo ( posso confermare dato che successivamente ho avuto modo di vedere con i miei stessi occhi) la vetrata della ex-presidenza, oramai trasferita da qualche anno nella struttura nuova, nonchè sempre il suddetto gruppo di vandali ha scaricato per le varie classi, compresa la mia, gli estintori antincendio della scuola a polvere ABC, ciò ha causato nonn pochi scompensi nell'organizzazione della mattinata scolastica con le calssi che non potendo accedere alle proprie aule si sono recate a fare lezione nei laboratori di analisi chimica, che fortunatamente sono stati graziati dal gruppo di vandali grazie alle spesse porte e le doppie mandate di chiave, n0n oso immaginare a quanto sarebbero potuti ammontare i danni, per adesso stimati in 700-1000 euro, se i vandali avessero potuto accedere ai laboratori con i vari spettrofotometri, gascromatografi e affini od alle aule di informatica! Tuttavia la bravata non ha prodotto un ritardo superiore ai 10 minuti sul normale svolgimento delle lezioni. attualemnte gli inquirenti stanno indagando per scovare il, o più probabilmente,  i colpevoli. non resta che attendere ulteriori sviluppi legali della faccenda.

a rendere ancora più indecente il simile atto era il fatto che sempre in data odierna 21 maggio 2007, era in programmazione sempre nella nostra scuola una conferenza tenuta dal professor Nedo Fiani, laureato alla Bocconi di Milano, ma soprattutto sopravvissuto di  Auschwitz-Birkenau, il celeberrimo Campo di sterminio nazista. Fiani ha voluto condividere con noi le emozioni che visse durante il suo viaggio di deportazione e la successiva sopravvivenza nel campo, raccontando a più riprese e con molta commozione, dell'addio dato alla madre uccisa dai nazisti subito dopo l'arrivo al campo, impossibile non rimanere profondamente colpiti dal suo racconto, dalla sua rabbia e dalle sue lacrime, impossibile non inorridire davanti al crudele racconto del totale sterminio di tutta la sua famiglia da parte delle SS e della sua salvezza dovuta al fatto di essere stato scelto nel gruppo di interpreti. il suo appello era chiaro, trasmettere emozioni per non dimenticare, trasmettere un ricordo perchè ciò non si ripeta mai più, ricorderò il suo invito a combattere sempre per sopravvivere.

felice di avergli stretto la mano.

un saluto.

Belanner


postato da: Belanner alle ore maggio 21, 2007 13:15 | link | commenti
categorie: pensieri, riflessioni, vita, storia, filosofia, sociale
domenica, 20 maggio 2007

Giochi di ruolo e vita reale!

Avete mai giocato seriamente ad un qualche gioco di ruolo? Se la risposta è affermativa allora sapete già di cosa sto per parlare. Può sembrare strano, ma invece è proprio così. Ma cominciamo dalla base. Un gioco di ruolo, a prescindere dal fatto che sia live, da tavolo o da PC è un gioco nel quale ogni giocatore interpreta un personaggio che ha un preciso ruolo nel gruppo di gioco, da quì il nome della tipologia di gioco. tanto per fare un esempio e citare alcuni dei migliori giochi di ruolo, soprattutto da tavolo, abbiamo l'eterno Dungeons and Dragons (R) o il meno celebre martelli da Guerra.

questi giochi ambientati in splendide ambientazioni fantastiche prevalentemente a carattere medievale permetteno al giocatore di assumere l'identità di un alter ego nel gioco, ed è qui che vediamo come una cosa scioca come un gioco possa in realtà mostrare tratti nascosti dell'animo di coloro che abbiamo davanti, una volta perse le inibizioni si possono notare una miriade di piccoleze che normalemnte vengono represse nella vita di tuti i giorni, soprattutto il coraggio nascosto di tante persone. Ma quello che colpisce di più è che ogni giocatore incosciamente trasferirà nel personaggio tutte le sue abituidini e le sue smanie, fino a fare del personaggio nel gioco una vera e ropria copia di se, dalla quale si potranno cogliere moltissime informazioni sul carattere del giocatore, perfino vedere quanto è forte il suo attaccamento al denaro od ad un particolare ideale, oppure la sua totale voglia di libertà. Sembra assurdo ma il legame che unisce il giocatore al suo personaggio è tale che dopo qualche sessione di gioco trattando solamente col personaggio alla fine avremo tantissime informazioni caratteriali sul giocatore stesso.

Probabilmente vi starete chiedendo: " e con questo?"

Bhe ad essere sinceri non c'era un vero motivo dietro a quetso post, ma  era una cosa che può far riflettere sul nostro animo contornto ed oscuro, non mi resta che lasciarvi con la sfida di provare per credere.


postato da: Belanner alle ore maggio 20, 2007 22:30 | link | commenti
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sabato, 19 maggio 2007

Luca 12, 22-34

Poi disse ai discepoli: "Per questo vi dico: non preoccupatevi troppo del cibo di cui avete bisogno per vivere nè del vestito di cui avete bisogno per coprirvi. La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio nè granaio, eppure Dio li nutre. Ebbene, voi valete più degli uccelli! Chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un ora di più alla sua vita? Se dunque non potete fare neppure così poco, perchè vi preoccupate per il resto? Guardate i gigli nel campo: non lavorano e non si fanno vestiti. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua ricchezza, ha mai avuto un vestito così bello. Se dunque Dio veste così bene i fiori del campo, che oggi ci sono e il giorno dopo vengono bruciati, a maggior ragione darà un vestito a voi, gente di poca fede! Perciò non siate sempre in ansia nel cercare che cosa mangerete o che cosa berrete: di tutte queste cose si preoccupano gli altri, quello che non conoscono Dio. Ma voi avete un Padre che sa ciò di cui avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio e tutto vi sarà dato in aggiunta. Non temere, piccolo gregge, perchè al Padre vostro è piaciuto darvi il Suo regno. Vendete quello che possedete e datelo in elemosina. Fatevi borse che non si consumano, procuratevi un tesoro sicuro in cielo, dove i ladri non possono arrivare e le tarme distruggere. Perchè, dove è il vostro tesoro là sarà anche il vostro cuore. 

postato da: fpmassam alle ore maggio 19, 2007 18:46 | link | commenti
categorie: pensieri, riflessioni, vita